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Avanguardie e cinema

Rapporto tra le avanguardie storiche del Novecento e il cinema digitale

di Riccardo Cazzulo


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Utilizzo il linguaggio del cinema come strumento di crescita personale ed esplorazione del Sè in un percorso di cinematerapia in gruppo che ho chiamato Cinemotion.
Partendo da questo interesse posto il testo di un breve studio che ho svolto circa l'eventuale relazione esistente tra le avanguardie storiche del Novecento e il cinema digitale dei nostri tempi.



Il rapporto tra le avanguardie storiche del primo Novecento e il cinema digitale è da considerarsi senz’altro un tema stimolante se volessimo porci la seguente domanda: il cinema digitale rappresenta una continuità o una discontinuità rispetto al passato e alle altre forme di arte?
Da questo punto di vista possiamo notare come molti movimenti provenienti da altri modelli d’arte si siano rivolti in passato al  cinema con l’intento di restituirgli autonomia.
Secondo le avanguardie storiche del primo Novecento tutto il vecchio sistema delle arti era da ristrutturare. Alle avanguardie appartenevano tutti quei movimenti, soprattutto artistici e letterari, più innovativi, estremisti e che anticipavano nei tempi le tendenze culturali e sociali. Erano caratterizzate da raggruppamenti di artisti che si riconoscevano sotto un manifesto condiviso .
Il termine avanguardia, usato nel linguaggio militare, deriva dal francese avant-garde e sta ad indicare il reparto che precede in avanscoperta il grosso dell’esercito con lo scopo di allentare le maglie delle linee del fronte nemico. Traslato nel  mondo dell’arte, della letteratura e della cultura si riferisce a quei movimenti che hanno saputo precedere i tempi grazie soprattutto ad una sensibilità che va oltre i gusti appiattiti dalla cultura dominante.
Le avanguardie storiche vanno ricercate nel Futurismo, Espressionismo, Astrattismo, Cubismo, Dadaismo e Surrealismo.

Il Futurismo, con il suo primo Manifesto del 1909 scritto da Filippo Tommaso Marinetti, si presenta come una cura alla crisi della cultura occidentale del primo Novecento.
I futuristi furono tra i primi ad accogliere le nuove tecnologie aprendo una riflessione sugli effetti e le potenzialità che stavano trasformando giorno dopo giorno a ritmo incalzante la società.
I futuristi si proponevano una ricostruzione “poliespressiva” dell’universo, una trasformazione attraverso il mito del progresso come utopia della nuova era. I futuristi riuscirono a dare avvio alla concezione di arte come forma di comunicazione.
Dal successivo Manifesto dei pittori futuristi del 1910 si legge:

Compagni! Noi vi dichiariamo che il trionfante progresso delle scienze ha determinato nell'umanità mutamenti tanto profondi, da scavare un abisso fra i docili schiavi del passato e noi liberi, noi sicuri della radiosa magnificenza del futuro…

Come già detto le avanguardie storiche si occuparono di cinema e non fu certamente da meno il Futurismo che  nel 1916 pubblica il Manifesto della Cinematografia futurista firmato da Marinetti, Corra, Ginna, Balla, Chiti e Settimelli con il chiaro intento di riportare il cinema ad una prospettiva futurista trattandosi di arte recente e quindi priva di passato, tradizioni e rivolto pertanto al futuro attraverso la ricerca di nuovi linguaggi.
A partire da questo Manifesto i futuristi si dedicano inoltre ad una tangibile, anche se oramai dispersa, produzione cinematografica sorpassando le mere teorizzazioni.

Tornando al tema di partenza quali possono essere gli aspetti del Futurismo che hanno una certa continuità con il cinema digitale?
Innanzitutto l’abbandono del punto di vista prospettico con percorsi poliespressivi, con percorsi di  integrazione tra differenti testi e che passano attraverso differenti canali mediali. Si vanno a creare nuove forme non pure ma intermedie, un’opera totale attraverso l’osmosi dei linguaggi
L’attrazione dello spettatore viene catturata attraverso il movimento e la velocità per arrivare ad un montaggio basato sul “meraviglioso”.
Le convergenze tra pittura e cinema digitale sono altresì evidenti nel processo di dissoluzione dell’arte nell’azione e in un predominio dell’astrazione di immagini rispetto a quelle figurative.
Oggi attraverso il computer è possibile conferire al film una plasticità tale che in precedenza era pensabile solo nella pittura e nell’animazione. Il realismo fotografico non è più al centro del processo ma diventa soltanto una delle opzioni possibili.
L’ibridità artistica tipica delle sperimentazioni del cinema futurista hanno la possibilità di svilupparsi oggi  attraverso la tecnologia digitale che sempre più la si vede contaminarsi con le altre arti. I computer come meta medium per eccellenza capaci di inglobare e far convergere in esso tutti gli altri medium e tutti i linguaggi.

 Con l’espressionismo, caratterizzato dalla tendenza a favorire fino all’eccesso il lato emotivo della realtà rispetto a quello oggettivo, si riesce a deformare il reale, a rappresentare i viaggi nell’interiorità che nel periodo prenazista possono farsi incubi. Pittura e cinema, due mondi inconciliabili, possono arrivare a fondersi così come succede oggi per mezzo della cinematografia digitale.

Successivamente con l’astrattismo, che esula dalla rappresentazione oggettiva della vita reale, le figure geometriche in assenza di prospettive hanno il predominio sulle figure umane arrivando a superare l’uso del pennello e della tela. Lo stesso risultato si può ottenere con la macchina da presa. Il cinema diventa territorio di poesie pittoriche, per mezzo della deformazione si può fondere il cinema con la pittura e addirittura con i ritmi e le melodie della musica.
L’astrattismo ha la qualità di andare oltre la separazione tra arti che si consideravano incompatibili, il figurativo della macchina da presa si fonde con l’astratto dell’immagine digitale.

Con il Dadaismo si giunge alla negazione dei codici, dell’arte, dell’espressione e della comunicazione. Mira a stravolgere le convenzioni dell’epoca sia artistiche che finanche quelle politiche, enfatizza la stravaganza, l’umorismo rinunciando alla logica:

“Dadà non significa nulla. Libertà: Dadà, Dadà, Dadà, urlo dei colori contratti. groviglio degli opposti e di tutte le contraddizioni, del grottesco e dell’incongruenza: la vita”
Tristan Tzara Manifeste Dada 1918

Questa sorta di anarchia e libertà dalle arti tradizionali si riflette naturalmente nel cinema dadaista che produce film dove semplicemente ritroviamo immagini di oggetti  impressionati sulla pellicola per semplice esposizione.

Il surrealismo nato come evoluzione del Dadaismo si rivolge al funzionamento psichico dell’individuo in assenza di controllo da parte della ragione, si percorre un automatismo psichico allo stato puro che può esprimersi attraverso la scrittura automatica, la parola o la pittura.
Luis Buñuel e Salvador Dalí inaugurano la stagione del cinema surrealista che è maggiormente interessato al figurativo rispetto alle correnti precedenti, la figura umana è importante ma resta comunque ancora importante  la rappresentazione astratta che si rivolge all’interiorità e all’inconscio lasciandosi influenzare dalla psicanalisi.

Da tutte queste influenze nasce il cinema d’animazione e successivamente l’avvento dell’informatica apporta nuovi scenari alla produzione cinematografica.
La lezione che apprendiamo dalle avanguardie storiche può senz’altro essere rintracciata nella convergenza di tutte le arti nel cinema digitale inteso come metamedium.
Chi fa cinema oggi ha il controllo assoluto sull’immagine così come lo ha il pittore sulla tela, l’immagine diviene manipolabile attraverso il software, ciò non significa ritornare indietro ma piuttosto avventurarsi verso nuovi linguaggi e nuove poetiche.
La fusione dell’astratto col figurativo, del mondo reale con quello irreale o immaginario, diviene confine sfumato e invalicabile in quello che potremo leggere come un processo di continuità del D-cinema con le avanguardie storiche del Novecento.


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